La fine del secondo ventennio
La prima volta che ho sentito parlare di Berlusconi ero alle elementari. Il mio compagno di banco, il cui padre aveva una piccola radio locale, pensando di impressionarmi, mi disse che questo signore aveva la televisione in macchina. Che cosa stupida avere la televisione in macchina pensai, visto che per me la cosa più bella di un viaggio in auto era guardare fuori dal finestrino per conoscere il mondo.
Le prime impressioni sono importanti e, da allora, questo signore non mi è stato particolarmente simpatico. Il resto della storia lo conosciamo tutti. Tuttavia, non dimenticherò mai quando Craxi fu preso a monetine all’hotel Raphael e, qualche mese dopo, riuscimmo a mandare al suo posto proprio quel signore che tanto aveva beneficiato dell’amicizia con l’esule di Hammamet.
Per questo non mi meraviglia affatto che, nonostante i festeggiamenti e le monetine di ieri sera al Quirinale (spettacolo che, francamente ho trovato ben poco edificante, sono buoni tutti a sparare a un cadavere) ora ci ritroviamo con un signore che sarà pure distinto, titolato e tutto quello che volete, ma pur sempre un degno rappresentante del mondo economico che ha portato non solo il nostro paese, ma l’intera economia mondiale, sul lastrico.
Nonostante tutto vi confesso che mi sento ottimista perché Berlusconi era riuscito a renderci ridicoli agli occhi del mondo e ieri sera, se non altro, ci siamo ripresi la dignità.
Per il resto, in bocca al lupo.